
Posted by montini ANALISI POST-VOTO PER UN BLOCCO NAZIONALE 13 APRILE 2006 Con la presente, a seguire un’approssimativa analisi del voto (incompleta, incompiuta e ricca di lacune dettate da poca freddezza, ma credo razionale almeno nei suoi tratti essenziali) mi sforzo di analizzare eventuali scenari e prospettive future per riaggregare forze ed energie positive all’interno di un progetto elettorale che possa dare, seppur minimi, risultati e non lasciare nulla di vanamente intentato. Il tempo per lavorare e progettare è scarsissimo, come allo stesso modo non credo sia matura la coscienza politica funzionalistica del nostro mondo (compreso quello più arditamente militante). Non voglio reiterare fallimentari tentativi di riunificazione, di partitounicismo in maniera retorica e controproducente. Eventuali unificazioni, pur temporanee, eventuali sinergie, pur specifiche e a “progetto”, avvengono esclusivamente se esiste ed “insiste” una condivisione di obiettivi, oltre che di interessi. Si, parlo di interessi per non cadere nella noiosa e patetica tiritera fatta di ideali ventilati, poi sottomessi da tutti (nessuno escluso) al mantenimento di privilegi privatistici (seppur utili al proprio movimento,orto o fazione). Il dato delle elezioni politiche, ma anche quello delle scorse regionali ha evidenziato come qualsiasi sigla partorita dall’area negli ultimi 10 anni fa non sia capace di raccogliere sostanzialmente il “pacchetto” di voti della cosiddetta “destra radicale italiana” , occupare insomma, il già ridotto spazio di nicchia abbandonato da altri grossi competitors per opportunità di sfondamento al centro. Uno spazio che dilata il suo effettivo peso elettorale dall’unità alle due unità (più al ribasso che al rialzo). Se le elezioni politiche hanno manifestato come il voto di Fiamma pari ad uno 0,5 –0,6 sia stabile, descrive anche il fatto che questo voto e questa lista (o partito) non possano avere altre ambizioni superiori rispetto alla metà dell’unità. Il dato di As delle Europee forse potrebbe essere recuperabile, ma prevederebbe uno sforzo immane teso a cambiare certamente regole e vertice (e con vertice intendo almeno quello percepito dalle masse che devono votare): quindi sicuramente un singolo/a non può certamente più credere di trainare individualmente qualcosa che invece oggi lo/a sta trainando. Il progetto Forzanovista come quello Frontista come quello Fiammista devono ricercare propria estrinsecazione e dignità al di là della competizione elettorale partecipando con mezzi, uomini, idee e risorse ma ammainando la propria bandiera di guerra e di piazza nel momento delle elezioni. Mi spiego più efficacemente: anzi mi spiego riferendomi in specifico al movimento politico Forza Nuova. Nasciamo extra-parlamentari per conquistare le piazze e veicolare vigorosamente battaglie forti, fortissime, per aggregare giovani, migliaia di giovani in potenza. Quello sappiamo fare e negli anni abbiamo fatto con tutti i nostri limiti e pregi. L’esposizione elettorale con l’insegna forzanovista paga poco e ce l’hanno insegnato le precedenti esperienze pionieristiche intraprese più per inserire documenti a difesa nei processi associativi che per reale speranza ed ambizione amministrativista. Ciò non significherebbe la sparizione elettorale ma la professionalizzazione in chiave elettoralista dei quadri forzanovisti. Una doppia via. Paolo Caratossidis – Coordinatore Nazionale di Forza Nuova
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on 12/4/2006, 13:05:00, in reply to "Caratossidis:analisi del voto"
Caratossidis:analisi post-voto per un Blocco Nazionale
Ma in che contenitore? Questa la domanda più ostica. Un contenitore elettorale deve rinascere nelle forme del “blocco nazionale” della lista di “Destra” senza se e senza ma, della lista nazionale composta da militanti e dirigenti consci di far parte di un grande meccanismo, di una macchina da guerra svincolata dalla conflittualità storica dell’area radicale (conflittualità spesso più giustificata). Per ricostruire un sogno bisogna abbattere ciò che rimane dei sogni precedenti: aspettare messianicamente un rinnovato figlio del fabbro o peggio un poujaidista sclerotico porterebbe al waiting for godot…Aspettare che arrivi il liberatore a salvarci da una prigionia senza sbarre e catene, senza celle, senza guardie. No, purtroppo il liberatore non arriverà e i legami interni di sangue e Fede che legano i Camerati dei diversi movimenti, partiti, realtà di base(OSA), spingeranno costantemente le basi e le “energie in potenza” a marciare separatamente in progetti effimeri e inefficaci (dal punto di vista prettamente utilitaristico), fino a quando non avremo scavato talmente a fondo da non aver più unghie sulle dita. Il Partito Unico mi fa rabbrividire come idea, in quanto rivisitazione (almeno percepita) di una replica castrante post-missina , mi fa tremare a pensare quanta poltiglia partitocratrica potrebbe gioire e plaudire alla creazione di un Listone del genere. Mi terrorizza pensare che, magari, tra i primi epurati ed impresentabili, sarebbero forse tra i migliori camerati che hanno calcato le strade e le piazze peggiori d’Italia in questi ultimi 10 anni. Ma così è. Il realismo dei risultati – non solo di queste politiche, ma anche delle precedenti amministrative, regionali, etc. – mi spinge (e sono uno di quelli che per capirci – espulso da rauti nel remoto 95 – vedono come fumo negli occhi qualsiasi cosa che sia simile al partito neofascista postfiuggi) a credere che sia ancora possibile novellare la “Destra Radicale” italiana.
Personalismi e privilegi di scuderia. Abbatterli non è cosa facile , anche causa leggi elettorali. Se , ad esempio sia As che Fiamma fossero state costrette a raccogliere le firme e, quindi, scontrarsi contro la legge - la dura lex – forse il listone unico ci sarebbe stato, ma con quanti imbarazzi, quante divisioni, quanto malcontento. E’ subdolo pensare che uno non tiri acqua al proprio mulino, è falso che non ci siano serie ipoteche d’attriti sedimentati da decenni, ma – l’abbiamo già vissuto alle regionali -, pur “turandosi il naso”, per la ragion di stato, ed il potenziale benessere di tutte le componenti l’accordo si fece. Ecco, l’accordo, e non grazie alla mia rivisitazione, sarà un punto d’agenda quotidiana, sarà argomento da bar, da riunione, da chiacchera di fronte al bicchiere di chissà quanti camerati sparsi in giro per tutta Italia.
Ma non può essere solo un accordo. Non può essere minimamente solo un accordo, a tempo, fugace, poco convincente e quindi inefficace, non può essere una palla con 4-5-6-7 palle. Con 4-5-6-7 segreterie, con migliaia di persone non irreggimentate che spendono il proprio tempo a coltivare insoddisfazione e precariato militante. Deve essere una rifondazione, di regole, di simboli, di gerarchie e meritocrazie, di selezione (e perché no? Di selezione funzionale) a chi è più bravo ed utile nell’arte delle elezioni, chi è più abile nella pratica della cattura del consenso (con evidenti paletti di stampo ideo-logico e dottrinario chiaramente). Tutto ciò non collide nemmeno marginalmente con il movimentismo che si può tranquillamente esprimere nella propria specificità. Un modello simile a quello fiammingo ma con maggiore maturazione e meno spirito partitico.
Il Capo, i Capi. Non potendo attendere un soggetto riunificate, né potendo credere che anche mille congressi democraticisti futuri possano sciogliere l’arcano le basi hanno un dovere: non quello di tradire i propri vertici, di bruciare i presunti “tiranni” (che comunque hanno sempre fatto scelte ad uso e consumo ed orientamento delle proprie basi) ma di veicolarli in un’opera di maturazione funzionale ed eclettica verso un protagonismo all’interno della Grande macchina. Alcuni di Noi, traumatizzati da esperienze giovanili a cavallo del Msi o col Fronte o comunque d’area grigia, sono giustificatamene terrorizzati dal “correntismo”, anzi, spesso hanno abbandonato la via missina per sentirsi finalmente agiati e svincolati dal dibattito interno e dalla dialettica sovente catastrofica per amicizia, etica, serenità anche personale, attriti che hanno distrutto più che creato. Ma la difformità non si vince nel serraglio, bensì nel confronto, nella costruzione anche virile di capacità contrattuali ed esortative. E’ chiaro che non penso si possa fare di Forza Nuova o del Fronte o del Fiamma una corrente del partitone, della “cosa nera” che potrà titolare l’espresso o l’unità nel futuro. Ripeto per essere chiaro: Forza Nuova va assolutamente riportata alla sua essenza militante, legionaria, estrema ed a-partitica. Forza Nuova potrebbe però contribuire vistosamente ad un Blocco Nazionale il cui orientamento, destinazione, finalità coincidono con quelli della ricostruzione Nazionale che per anni ed ancora sosteniamo. Con le battaglie fondamentali e tradizionali che abbiamo intrapreso e lanciato dal lontano’97: identità, tradizione, sovranità nazionale, sovranità monetaria, attività antimondialista, antiinternazionalista,antiabortismo, terzerismo, etc.
E’ palese che per arrivare a questo ci vuole una scossa tellurica senza precedenti (e forse le ultime elezioni possono rappresentare nel bene questo) che ci metta tutti di fronte alle nostre responsabilità senza tentennamenti o faziosità.9
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