
Posted by montini
![]()

![]()
on 10/7/2006, 11:59:12, in reply to "Manifesto Politico FN - terza parte"
IL MONDO DEL LAVORO
L’attuale società borghese tende a smantella re lo stato sociale e a trasformare il “mondo del lavoro” in un “mercato del lavoro” dove i lavoratori o aspiranti tali, si vendono al migliore offerente del momento e i grandi manipolatori della finanza bancaria possono divorare, svendere o smembrare a piacimento le imprese secondo, appunto, le “leggi del mercato” quasi che queste debbano vivere di vita propria al di fuori e al di sopra degli uomini e delle famiglie. La logica è quasi quella di un ritorno alla schiavitù, nel senso che si dimenticano i concetti di dignità e di rispetto del lavoratore e del produttore, lasciati soli, quasi come merce inerte, di fronte ai disumani meccanismi dell’economia globalizzata. Per contrastare questo processo disgregatore dovremo in futuro rafforzare lo Stato, quale difensore naturale del nostro popolo e lo Stato, a sua volta, dovrà tutelare le categorie sociali garantendone la autorganizzazione in corporazioni dotate di proprie strutture (formative, assistenziali, ecc) e proprie dinamiche gestionali interne. In generale, ogni Corporazione dovrà essere autogestita liberamente al suo interno e essere rappresentata organicamente nello Stato, nelle sue istituzioni centrali e nelle sue procedure decisionali.
In particolare ci sono categorie di importanza strategica fondamentale per il futuro di una nazione e che pertanto non possono essere lasciate in balia della globalizzazione ma meritano piuttosto una vera protezione sociale e una rappresentanza politica sotto forma di grandi corporazioni.
-- La prima è il settore agricolo (o più in generale agroalimentare) senza il quale un popolo può essere ricattato o condizionato per mancanza di cibo. Il mondo contadino produce il cibo per tutta la comunità nazionale, assicurandole la libertà effettiva, si prende da sempre cura del territorio, prevenendo i problemi ambientali, ma è anche un fattore di stabilità sociale, di collegamento ideale e pratico tra il mondo della natura e quello della produzione economica, di continuità tra le generazioni come vera base sociale delle tradizioni. Uno Stato privo di una forte classe contadina autonoma è privo di vera indipendenza. In questa ottica dobbiamo respingere ogni legge o trattato internazionale che danneggia questa categoria così come tutto ciò che devasta l’ambiente agricolo o che mira a rendere i contadini ostaggi del potere mondialista.
--Un altro settore vitale è l’artigianato, troppo spesso schiacciato dalla grande produzione, quando invece costituisce a lunga scadenza, un patrimonio prezioso non solo sul piano economico e dei posti di lavoro, ma anche su quello sociale e culturale perché rappresenta una tradizione di abilità e sapere antichi ma in perenne rinnovamento dinamico, una tradizione che contribuisce a caratterizzare l’identità del popolo italiano.
--L’industria nazionale è un altro elemento vitale. Per “industria nazionale” non si intendono le società con sede in Italia e attività produttive delocalizzate all’estero. Si intende invece l’industria sviluppata in Italia, con conoscenze tecniche italiane, radicata nella realtà italiana e (particolare non indifferente) che da lavoro agli italiani. In altre parole, l’insieme di industrie, grandi , medie o piccole, statali. private o miste che siano, i cui destini sono indissolubilmente legati a quelli della Patria.
-- Questo è tanto più vero nei settori di interesse strategico essenziale come quello degli armamenti (soprattutto quelli maggiormente sofisticati) e quello energetico, settore troppo spesso visto, oggi, solo nei suoi elementi distinti ma non nella sua totalità che potrebbe essere tutelata e coordinata solo nell’ambito di una grande e solida corporazione dell’energia, capace di reggere il confronto con le multinazionali. D’altra parte, lo scenario economico e tecnologico mondiale è attualmente in perenne trasformazione e rinnovamento. Il naturale corollario è quello della tutela della categoria delle “intelligenze strategiche”, vale a dire tutto quel mondo di scienziati, studiosi e ricercatori che attualmente viene trascurato dallo stato italiano, e saccheggiato da Stati Uniti e multinazionali E’ preciso dovere della comunità nazionale prendersi cura delle proprie menti migliori, incoraggiarle a lavorare in Patria e farle esprimere al loro meglio.
16
Responses: