
Posted by Luther Blissett
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on 22/1/2009, 15:33:41
L’operazione «Piombo Fuso»
di Thierry Meyssan - www.voltairenet.org/article158979.html
L’attacco israeliano contro Gaza è un’opzione preparata da lunga data. La decisione di attivarlo è stata presa in risposta alla nomina dell’amministrazione Obama. I cambiamenti strategici a Washington sono sfavorevoli per gli scopi espansionistici di Tel Aviv. Israele ha dunque cercato di forzare la mano della nuova presidenza statunitense mettendola dinanzi al fatto compiuto. Ma per organizzare la sua operazione militare, Israele ha dovuto sostenersi su nuovi partner militari, l’Arabia Saudita e l’Egitto, che costituiscono ormai un paradossale asse sionista-musulmano. Riad finanzia le operazioni, rivela Thierry Meyssan, mentre Il Cairo organizza i paramilitari.
Da sabato 27 dicembre 2008, alle 11:30 (ora locale), le forze armate israeliane hanno lanciato un’offensiva contro la striscia di Gaza, inizialmente aerea, quindi terrestre dal 3 gennaio 2009, 18:30 (ora locale). Le autorità israeliane dichiarano che esse riguardano esclusivamente obiettivi di Hamas e di prendere le massime precauzioni per salvare le vite dei civili.
In pratica, occuparsi dei “siti di Hamas” significa distruggere non soltanto gli edifici di questo partito politico, ma anche gli alloggi dei suoi quadri e, soprattutto, tutti gli edifici ufficiali. In altri termini, questa operazione mira a distruggere ogni forma d’amministrazione nella striscia di Gaza.
Il generale Dan Harel, capo di stato maggiore aggiunto, ha precisato: “Quest’operazione è diversa dalle precedenti.. Abbiamo alzato di parecchio il limite ed andiamo in questa direzione. Non colpiamo soltanto i terroristi ed i lanciarazzi, ma anche tutto il governo di Hamas. Miriamo agli edifici ufficiali, alle forze di sicurezza, e scarichiamo la responsabilità di tutto ciò che avviene su Hamas, senza fare alcuna distinzione tra le sue varie ramificazioni.” D’altra parte, “fare il possibile per salvare le vite dei civili” sorge dalla retorica pura e non ha alcuna possibilità di realizzarsi: con circa 3900 abitanti per chilometro quadrato [1], la striscia di Gaza è uno dei territori dalla più alta densità di popolazione al mondo. È materialmente impossibile raggiungere gli obiettivi scelti senza distruggere, allo stesso tempo, le abitazioni vicine.
Le autorità israeliane affermano agire per legittima difesa. Secondo esse, diversi lanci di razzi contro lo Stato ebreo hanno provocato la rottura unilaterale della tregua da parte di Hamas, il 19 dicembre 2008. Ma Hamas non ha rotto la tregua. Una tregua di sei mesi era stata conclusa tra Israele ed Hamas tramite l’Egitto, Israele si era impegnato ad interrompere il blocco della striscia di Gaza; l’Egitto si era impegnato a riaprire il punto di passaggio di Rafah, ed Hamas si era impegnato a fermare i tiri dei razzi contro Israele.
Tuttavia, Israele e l’Egitto non hanno mai adempiuto ai loro impegni. Hamas interruppe i tiri dei razzi per dei mesi. Li riprese a novembre, in seguito a una mortale incursione israeliana.
Traendo il bilancio della duplicità dei suoi interlocutori, Hamas ha giudicato inutile rinnovare un accordo a senso unico. I lanci dei razzi contro Israele hanno avuto luogo dal 2001. Circa 2500 tiri sono stati registrati in 7 anni. Hanno ucciso un totale di 14 Israeliani fino al lancio dell’offensiva. Non hanno fatto alcuna vittima tra la fine della tregua e l’ultimo attacco israeliano. Ma la nozione di difesa legittima suppone una proporzionalità dei mezzi, ma non è così ovviamente.
Tsahal ha impiegato una sessantina di bombardieri ed almeno 20000 uomini super-equipaggiati di fronte a resistenti armati di razzi rudimentali e di adolescenti forniti di pietre. È impossibile oggi calcolare i danni materiali ed umani. Al decimo giorno di bombardamenti, gli ospedali ed i servizi d’emergenza hanno contato 530 morti. Questa cifra non tiene conto delle vittime morte prima dell’arrivo degli aiuti, i cui corpi vengono recuperati direttamente dalle famiglie, senza informare i servizi sanitari. I feriti si contano a migliaia. In mancanza di medicine, non potranno ricevere le cure necessarie e saranno, per la maggior parte, menomati a vita. Le distruzioni materiali, quanto ad esse, sono considerevoli.
L’operazione è stata lanciata nel corso della festa di Hanoukka, giorno dello shabbat. È stata nominata “piombo fuso” seguendo una canzone di Haïm Nahman Bialik che si intona durante gli otto giorni di Hanoukka. In tal modo, Israele, che si considera “lo Stato ebraico”, connota questa operazione come causa nazionale e religiosa. Hanoukka commemora il miracolo dell’olio: per rendere grazie a dio, gli ebrei che avevano respinto i greci, accesero una lampada ad olio nel tempio senza prendere il tempo di purificarsi; ma mentre la lampada conteneva olio soltanto per un giorno, bruciò per otto giorni.
Legando l’operazione militare attuale al miracolo dell’olio, le autorità israeliane dicono alla loro popolazione che non è atto impuro uccidere i Palestinesi.
La guerra israeliana ha suscitato proteste in tutto il mondo. Le manifestazioni più importanti hanno avuto luogo in Turchia, dove hanno raccolto 700.000 persone. Il National Information Directorate, nuovo organo di propaganda collegato ai servizi del primo ministro, ha allora chiamato i diversi capi israeliani a sviluppare un’altra argomentazione. L’operazione “piombo fuso” sarebbe una battaglia “della guerra mondiale al terrorismo”, dichiarata dagli Stati Uniti e sostenuta dal mondo occidentale.
Infatti Hamas è considerata un’organizzazione terroristica da parte degli Stati Uniti, anche se formalmente non lo è per l’Unione europea. Il governo israeliano tenta di rilanciare la tematica “dello scontro delle civiltà”, cara all’amministrazione Bush, mentre l’amministrazione Obama, che entrerà in funzione il 20 gennaio, ha chiaramente annunciato che l’abbandonerebbe.
Questa gaffe retorica lascia prevedere le motivazioni reali dell’operazione. Queste sono tempo da ricercare allo stesso nella natura del confronto e nella particolarità dell’attuale operazione. La logica del movimento sionista è di adattarsi questa terra ripulendola etnicamente o, in caso contrario, di imporre un sistema di segregazione. I palestinesi sono allora parcheggiati in riserve, sul modello dei bantustan sudafricani; come la Cisgiordania da un lato, la striscia di Gaza dall’altro.
Ogni 5/10 anni, un’importante operazione militare deve essere spiegata per rompere le velleità di resistenza di questa popolazione. Da questo punto di vista l’operazione “piombo fuso” è soltanto un massacro in più, perpetrato da uno Stato che usufruisce dell’immunità totale da sessant’anni. Come ha rivelato Haaretz, il ministro della difesa Ehud Barack ha accettato la tregua di sei mesi soltanto per spingere i combattenti di Hamas ad uscire dall’ombra. Ha messo a profitto questo periodo per studiarli, allo scopo di distruggerli appena se ne fosse presentata l’occasione [2].
L’offuscamento della nuova amministrazione USA
Resta il fatto che questa operazione si volge durante il periodo transitorio della presidenza statunitense. Dal settembre 2008, gli osservatori attenti prevedevano che Barack Obama sarebbe andato alla Casa Bianca grazie al sostegno di una coalizione eteroclita che comprende il complesso eco-finanziario, il movimento sionista, i generali in rivolta ed i partigiani della Commissione Baker-Hamilton. Da parte mia, avevo annunciato questo risultato fin dal mese di maggio. Ma questa coalizione non ha posizioni definite sul Vicino-Oriente.
I generali in rivolta ed i partigiani della Commissione Baker-Hamilton pensano assieme al loro mentore, il generale Brent Scowcroft, che gli Stati Uniti hanno sovraesteso i loro eserciti, e devono imperativamente limitare i loro obiettivi e ricostituire le loro forze. Si sono opposti ad una guerra contro l’Iran, ed al contrario hanno affermato la necessità di ottenere l’aiuto di Teheran per evitare la rovina in Iraq. Deplorano i tentativi di rimodellamento del grande Medio Oriente (cioè della modifica delle frontiere) e chiedono un periodo di stabilità. Alcuni di loro giungono perfino a raccomandare di fare passare la Siria e l’Iran nel campo atlantico forzando Israele a restituire il Golan e a risolvere parzialmente la questione palestinese. Propongono di ricompensare gli stati che naturalizzeranno i palestinesi e d’investire in maniera massiccia nei territori per renderli economicamente autosufficienti.
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